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Come
tutte le alture inserite in un territorio pianeggiante e
originariamente paludoso, il Monticello ebbe un ruolo importante
nell'antropizzazione della zona. Questo colle ha una storia
molto affascinante ed è essenziale conoscere il significato del
nome. Sappiamo che le alture che hanno la caratteristica di
avere la radice del nome "mont" (che deriva dall'antico tedesco)
possiedono una fortificazione sulla sommità; anche a Monticello
di Barbarano, come in altre località tipo Montecchio Maggiore,
Montagnana, Montegalda, fu innalzata una torre di difesa.
L'importanza del luogo è quindi testimoniata dalle numerose
fortificazioni, adattate poi ad altri usi o addirittura
demolite. Un esempio è la colombara merlata di Donadello, alle
pendici del colle verso Ponte di Mossano, che rivela chiaramente
la sua originale funzione di torre di vedetta. Questa importante
costruzione, nel corso dei secoli, è stata utilizzata in diversi
modi. Originariamente serviva da difesa, ma quando il territorio
di Vicenza fu conquistato dalla repubblica di Venezia, il Doge
fece abbattere o trasformare tutte le fortificazioni che
potevano insidiare il suo potere. La vecchia torre fu quindi
chiusa e divenne una piccionaia. E' per questo che viene
chiamata «la colombara». Oggi è una dimora che ha subito
un'ulteriore ristrutturazione.
Stupisce molto, poi, osservando alcune mappe dei '700 custodite
nell'archivio di Vicenza, la presenza di quattro chiesette.
Verso nord, vicino alla colombara di Donadello, si trovava
quella dedicata a Santa Eurosia, martire per opera dei Turchi,
particolarmente venerata dai Longobardi nella prima metà del
secolo VIII. Ora non rimane nulla di questa chiesa se non il
fossato che scorre vicino e conserva il nome Fossa Rosa.
Di
fronte alla colombara recentemente è avvenuto un importante
ritrovamento archeologico: in mezzo ai campi è stato trovato
materiale di origine romana, in particolare un gladio forse
appartenuto ad un soldato accampato proprio alle pendici del
monte.
Un'altra chiesetta, dedicata ai Santi Leonzio e
Carpofaro, protomartiri romani compatroni della Cattedrale di
Vicenza, è stata abbattuta nel secolo scorso. C'era poi una
chiesa dedicata a Santa Maria Vergine ed una a Santa Colombara,
vergine martire anch'essa cara ai Longobardi e alla cultura
benedettina. Ben quattro antiche costruzioni religiose, dunque,
in uno spazio così limitato. Grazie a testimonianze di uno
studioso del territorio vicentino, il Maccà, siamo venuti a
conoscenza che in alcune di queste chiese, pur mal ridotte, nel
secolo scorso si celebravano i sacramenti. Erano quindi, in
pratica, le uniche chiese della zona.
Sempre
in quelle mappe abbiamo riscontrato la presenza di un piccolo
palazzo situato accanto ad una torre, proprietà dei conti
Traverso. Dentro al borgo di Monticello possiamo invece
osservare il portale con particolari architettonici del
cinquecento, soprattutto sugli elementi a cornice (bugne) che
servono ad ornare i palazzi. Vicino al portale sorgeva una
fontana che ora è stata totalmente coperta, forse perché l'uomo
non desidera ricordare il passato. La borgata aveva anche
un'osteria con alloggio, in un antico edificio che conserva a
tutt'oggi il suo fascino.
La Vegetazione
Il
Monticello di Barbarano si presenta come un'oasi floristica
assai interessante. Sul piccolo colle che si eleva isolato nella
stretta striscia di pianura tra i monti Euganei e Berici si sono
formate associazioni vegetali diversificate, composte da specie
provenienti da ambienti diversi, così che ne risulta una flora
varia ed eterogenea. A Monticello si possono individuare zone
con associazioni diverse, ma strettamente interagenti e perciò
prive di una fisionomia propria. Numerose entità floristiche
rispecchiano l'attività agricola della piana circostante,
rappresentata sul colle da vigneti e prati sfalciati. Si tratta
di specie che prediligono suoli concimati e che troviamo
tipicamente in stazioni antropizzate ad accompagnare i coltivi.
Ma è stato trovato anche un nutrito gruppo di specie tipiche
degli incolti, di suoli degradati, poveri, e, nel caso
specifico, anche aridi. Alcuni gruppi si trovano comunemente
anche nella pianura circostante.
La
formazione forse più interessante è localizzata sul versante più
ripido del colle, meno influenzato dall'azione dell'uomo: si
tratta di una fascia discontinua ad arbusti. Tale arbusteto
rappresenta un tentativo di ricolonizzazione del territorio,
primo passo verso il ripristino di un manto forestale costituito
da specie autoctone. La composizione specifica è disturbata
dalla presenza dell'ailanto (Ailanthus altiSsima), albero
infestante originario della Cina, estraneo al nostro paesaggio.
Sempre
in questa zona vi sono specie erbacee poco comuni, interessanti
anche quali componenti di associazioni termofile, e come tali
legate alle vicissitudini climatiche della zona: possono essere
considerati relitti di un tempo in cui il clima era più caldo.
Sono
state individuate anche due specie di orchidee distribuite in
piccoli gruppi, com'è tipico di questa famiglia: Orchis morioo
giglio caprino e Ophrys sphaecodes o orchidea bruno verde. Le
orchidee non sono più fiori molto comuni e sono tra le prime
specie a scomparire quando l'ambiente viene modificato.
Considerata la particolarità della flora è auspicabile la tutela
e la conservazione del Monticello, per impedirne l'ulteriore
degrado se non addirittura la scomparsa. Un passo importante in
questa direzione potrebbe essere il divieto di transito sul
colle a motocicli e auto, che causano costipamento del suolo e
danni diretti al cotico erboso.
Logicamente una cava
distruggerebbe tutto!!!
Geologia
Monticello è costituito in gran parte da roccia calcarea
chiamata anche scaglia rossa. La scaglia rossa è di colore roseo
o biancastro fittamente stratificata in spessori da pochi
centimetri ad una decina. Nella parete della ex cava posta
sull'estremo versante meridionale compare un filone di roccia
basaltica verticale dello spessore di 2 m insinuatasi nei
calcari durante il terziario. Questa parte è fratturata. I
depositi alluvionali sono costituiti in prevalenza da terre
fini, limo-argillose, appartenenti ai depositi quaternari del
Brenta-Bacchiglione che hanno dato origine alla pianura
alluvionale che delimita il rilievo collinare. Localmente
possono essere intercalati livelli sabbiosi e torbosi.
Le Oasi XEROTERMICHE
Grazie
al!e ricerche compiute nell'arco prealpino sono state
individuate una decina di cosiddette oasi xerotermiche, ossia
zone dotate di fauna di Invertebrati caratteristica di clima più
caldi. L'areale di distribuzione di queste specie comprende le
regioni meridionali e si interrompe nella pianura padana per
riemergere con poche isolate stazioni a ridosso delle Alpi.
L'origine di questa particolare distribuzione non è ancora
chiara: si ipotizza che, in epoche remote, tali specie
occupassero un' area più vasta per poi ridursi a poche isole per
il raffreddamento del clima.
Due di
queste isole faunistiche sono state individuate nella nostra
provincia: una nella base del versante meridionale del Monte
Summano, l'altra nella fascia meridionale dei Colii Berici, tra
gli Euganei e Lonigo. E' stato riscontrato che il fenomeno di
mediterraneismo si attenua a partire dai colli Euganei verso
ovest: risulta pertanto evidente che la maggior concentrazione
di specie termofile (cioè tipica delle zone calde) esiste sul
Monticello di Barbarano e sul colle di Albettone, Negli articoli
di silvano Bondi che riassumono i risultati delle ricerche,
pubblicati tra il 1959 e il 1969, sono elencate ben 20 specie
appartenenti a vari gruppi di invertebrati raccolte sul
Monticello. Di queste, alcune sono state raccolte solo sulla
collina in questione, tra tutte le oasi xerotermiche prealpine.
Conclusioni: il Monticello rimane, per alcune
delle citate specie di invertebrati, l'ultimo rifugio presente
nella nostra zona.
Riassumendo |