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STORIA DEL PAESE

LE VICENDE STORICHE

Le origini di Barbarano Vicentino risalgono all’epoca romana. Il paese si sviluppò, come in altri casi analoghi del territorio circostante, in un’area pericollinare.  

A favorire le sorti del centro abitato contribuì la costruzione di una strada, conosciuta poi come “strada della Riviera Berica”, che da Este conduceva a Vicenza. La stessa via fu probabilmente percorsa dai monaci Benedettini, giunti a Vicenza verso la metà dell’VIII secolo portando il loro contributo di evangelizzazione anche a Barbarano Vicentino. Sempre lungo questa strada arrivarono a più riprese eserciti nemici, arrecando pesanti lutti e rovine.

Il castello vescovile rappresentava la temporanea sede del vescovo durante i suoi periodi di permanenza in questi luoghi. Qui il vescovo convocava adunanze, promulgava leggi, amministrava la giustizia e stabiliva le pene.

Nel 1513 il Senato Veneto, dopo che nel 1509-11 truppe francesi, spagnole e tedesche erano transitate per Barbarano mettendo a più riprese tutto a ferro e fuoco, pose sotto la protezione della Serenissima il centro berico, che in cambio restò sempre fedele alla Repubblica di Venezia.   

Sul finire del XVIII secolo il governo veneziano cessò e Barbarano venne inglobata dapprima nell’impero austro-ungarico e, dopo una parentesi napoleonica, annesso al Regno d’Italia.  

Ponte di Barbarano doveva essere, agli inizi del Cinquecento, una piccola borgata, centro di transito tra Vicenza, Padova e Venezia.

Presso Barbarano vi è Palazzo dei Canonici. Singolare ed unica costruzione in stile gotico esistente nel vicentino, risale al XIV secolo. E’ detta la “Casa dei Re”, avendo il vescovo di Vicenza il curioso titolo di re di Barbarano.

Per collegare meglio Ponte con la vicina frazione di Monticello, fu costruito nei pressi del porticciolo un ponte: aveva tre arcate in pietra e cotto e su un parapetto fu posta una lapide, conosciuta come la “Stele dei Vicari”, conservata oggi nell’atrio delle scuole elementari.

A Barbarano il musicista inventore Andrea Ferretto, vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, inventò il “dattilomusicografo”, una specie di macchina per scrivere e stampare musica (attualmente si può vedere presso il municipio)

Nell’immediato primo dopoguerra la popolazione di Ponte di Barbarano aumentò considerevolmente: l’oratorio del SS. Redentore annesso a villa Pedrina-Rigon non fu più in grado di assicurare un efficiente servizio religioso. Si iniziò così nel 1924 la costruzione della nuova chiesa, dedicata al Sacro Cuore di Gesù. 

LE VILLE

VILLA PEDRINA-RIGON

All’inizio di via Crispi, presso il ponte sul canale Bisatto, vi accoglie villa Sangiantofetti-Arnaldi, oggi villa Pedrina-Rigon.

La villa è il risultato di una serie di ristrutturazioni e di ampliamenti di un edificio che nel XVI secolo era una delle tante case della famiglia Traverso. Passò poi alla famiglia di provenienza veneziana Molin.  

Osservando la villa si avverte subito che essa risente di due tempi: il pianterreno della seconda metà del Cinquecento, il piano superiore del secolo successivo.

L’interno della villa è impreziosito dal salone centrale con il soffitto a travatura, arricchite da decorazioni pittoriche cinquecentesche.

Il giardino esterno era ornato un tempo da statue e concluso da una peschiera.

L’intera villa passò nel 1776 al nobile Benedetto Tofetti o Sangiantofetti (ricordato dalla ogni anno nel mese di luglio con la Rievocazione Storica). Nel XIX secolo la villa passò a Bartolomeo Breganzato e, per via ereditaria, ai Pedrina e agli attuali proprietari, la famiglia Rigon.  

All’interno della proprietà si trova la chiesa del Redentore, probabilmente costruita dopo il 1665 su committenza del nobile Francesco Molin. L’arredo scultoreo esterno della chiesa è relativamente ricco, rispetto alle dimensioni dell’edificio. L’interno è ad unica navata; sopra il bellissimo altare tre statue e, ai lati, due eleganti porte, a conferma della raffinatezza del committente e della sua cultura lagunare.

Da notare, dietro l’altare, una statua della Vergine di pregevole esecuzione settecentesca.

La chiesa accoglie da sempre il corpo del martire San Valentino, patrono degli innamorati: lo scenario ideale in cui si svolge la premiazione del concorso internazionale di poesia indetto dalla pro loco.

VILLA TESTA-SINIGAGLIA

In contrà Rampezzana sorge questa villa, detta anche Ca’ Barziza. Costruita verso la metà del XVII sec. Dal nobiluomo Giovanni Maria Marchesini l’edificio presenta la sua ricchezza nella facciata a mezzogiorno, offrendo una notevole, quanto inaspettata, scenografia barocca.

Nel timpano una meridiana e, a conclusione del fastigio triangolare, tre figure femminili: quella al vertice stringe al seno un bambino, allegoria della Carità; quella a destra si posa su quanto rimane di un’ancora, allegoria della Speranza; quella di sinistra aggrappata alla parte bassa dell’asta di una croce ora perduta, allegoria della Fede.

Davanti alla villa l’ampio “selese” con la sua pavimentazione a quadrati di cotto: uno dei pochi della zona sopravissuti in relativa integrità. Ai lati le barchesse con la loro funzione di deposito per attrezzi agricoli, stalla, scuderia, terminano con le “colombare”.

Annesso alla villa vi è l’oratorio dei santi Cristoforo e Antonio da Padova costruito nel 1661 e benedetto il 12 giugno 1662. Sulla sommità della facciata tre statue: il Redentore, S. Antonio e S. Cristoforo.

L’altare, che colpisce per la sua magnificenza e monumentalità, è una sostituzione fatta nel 1664 “per interessamento di Fabiano, canonico regolare”, come riportato dall’iscrizione su marmo nero posta sopra l’altare stesso. Al centro dell’altare una grande tela del 1661 o 1664 rappresenta la Vergine con il bambino che guarda benevolmente verso un enorme S. Cristoforo, accanto al quale sta S. Antonio. Nella bacheca sopra la mensa dell’altare giace il corpo si San Cesario.

VILLA MEGGIOLARO

Situata a Ponte di Barbarano lungo la Riviera Berica risale probabilmente, per la presenza di elementi gotici all’interno e sulla facciata posteriore, alla metà del XVII sec. ed era proprietà dei conti Bissari ivi compreso l’oratorio di Santa Maria Maddalena demolito però nel 1802.

Notevoli, purtroppo, sono stati i cambiamenti successivi. L’edificio conserva alcuni ovali dipinti forse da Costantino Pasqualotto.


VILLA BOGONI

Costruita nella seconda metà del XVIII secolo ha attualmente il suo fianco est sulla statale della Riviera Berica. Nelle sue forme attuali è sorta dalle modifiche di una casa a due piani già esistente nel 1687.  

VILLA TRAVERSO PEDRINA

Ai piedi del colle di Monticello ecco villa Pedrina, appartenente anticamente alla famiglia dei Traversi.

 La proprietà e l’edificio, nominati per la prima volta nel 1544, mostrano l’impronta quattrocentesca; forse l’edificio ospitò nei secoli scorsi una comunità conventuale di monaci.

Un’interessante struttura esterna, connessa alla villa e che un po’ disturba la bella finestra settecentesca, è una specie di torretta cilindrica in mattoni, forse il “servizio” della camera da letto o la colombara.

Su sette pilastri si allunga la barchessa, oggi completamente restaurata, adibita un tempo a stalla e ad uso dei domestici, come dimostra la modesta casetta che sorge a pochi metri.

Alcune leggende, non confortate da documenti storici, tramandano che le cantine di questa casa fossero parte di una rete di camminamenti nascosti e protetti collegati con altri luoghi ed edifici vicini.

Davanti alla facciata meridionale, adiacente alla via pubblica, vi era una sorgente di acqua termale, oggi prosciugata. Sarà una delle tappe se sceglierete di fare in bicicletta il sentiero delle fontane, il n° 77.

VILLA GHIOTTO A MONTICELLO

Sempre a ridosso del rialzo del ponticello, villa Ghiotto era anch’essa proprietà della famiglia Traverso. Attualmente la villa giace molto appartata, quasi nascosta da due strutture moderne, la prima delle quali è una grande e bella residenza ottocentesca. Sulla villa originale, edificata in età gotica, vennero a più riprese eseguiti interventi tardo quattrocenteschi. La loggia costituisce l’elemento caratterizzante di tutta la villa, a cominciare dalla sua inusuale collocazione all’estremità sinistra della facciata.

Nella denuncia d’estimo del 1544 viene descritta come una “casa con teza da coppo, in Montichiello, con cortivo, orto e brolo et prati et campi”

CONVENTO DI SAN PANCRAZIO

Il promontorio di San Pancrazio, alto 85 metri, ospita il convento dei frati francescani. Dono del cinquecento della comunità di Barabarano ai frati minori Amedeiti, vi fu ospite anche il venerabile padre Antonio Pagani che ora riposa all’interno della chiesa.  

Lungo i secoli il convento venne anche soppresso due volte.  

Da visitare la chiesa e il chiostro rinascimentale con il cinquecentesco pozzo. L’ubicazione del convento fa sì che esso sia un luogo di tranquillità e relax per i pellegrini che qui vengono per gli esercizi spirituali o per accostarsi alle confessioni. 



IL CANAL BISATTO

IL BISATTO

Uno degli elementi idrografici più importanti è il canale Bisatto, realizzato artificialmente dai Vicentini tra il 1143 e il 1188 deviando a Longare le acque del Bacchiglione. Il canale deve il suo nome all’abbondanza, un tempo, di anguille (“bisatte” in veneto) nelle sue acque.

Il Bisatto ha assunto, nel corso della sua storia, anche altri nomi: lo troviamo citato come Fiume di Barbarano, Fiume della Riviera, Fiume Navigabile (dato che vi si trasportavano merci e passeggeri).  

Forse nell’antichità esisteva un percorso fluviale tra Vicenza ed Este con andamento simile a quello dell’attuale canale; che un tale corso d’acqua fosse navigabile già in antico è solo un’ipotesi, che non contrasta con l’abbondante presenza di calcare dei Berici a Este, dove fu largamente usato, in particolare per la costruzione di stele funerarie.  

Legata alla storia di questo fiume, verso la fine del mese di febbraio 1386, ebbe luogo una battaglia tra l’esercito vicentino e quello padovano: causa della disputa era l’acqua. Infatti i vicentini avevano deviato l’acqua del Bacchiglione verso il canale Bisatto e i padovani non potevano più macinare. La battaglia durò diversi giorni e vinsero i padovani; la peggio toccò agli abitanti di Ponte i quali dovettero subire un duro saccheggio.

Qui sotto alcune foto storiche del canale Bisatto tratte dall' Archivio fotografico del Museo della navigazione fluviale di Battaglia Terme

MONTICELLO

CENNI STORICI

Come tutte le alture inserite in un territorio pianeggiante e originariamente paludoso, il Monticello ebbe un ruolo importante nell'antropizzazione della zona. Questo colle ha una storia molto affascinante ed è essenziale conoscere il significato del nome. Sappiamo che le alture che hanno la caratteristica di avere la radice del nome "mont" (che deriva dall'antico tedesco) possiedono una fortificazione sulla sommità; anche a Monticello di Barbarano, come in altre località tipo Montecchio Maggiore, Montagnana, Montegalda, fu innalzata una torre di difesa.

L'importanza del luogo è quindi testimoniata dalle numerose fortificazioni, adattate poi ad altri usi o addirittura demolite. Un esempio è la colombara merlata di Donadello, alle pendici del colle verso Ponte di Mossano, che rivela chiaramente la sua originale funzione di torre di vedetta. Questa importante costruzione, nel corso dei secoli, è stata utilizzata in diversi modi. Originariamente serviva da difesa, ma quando il territorio di Vicenza fu conquistato dalla repubblica di Venezia, il Doge fece abbattere o trasformare tutte le fortificazioni che potevano insidiare il suo potere. La vecchia torre fu quindi chiusa e divenne una piccionaia. E' per questo che viene chiamata «la colombara». Oggi è una dimora che ha subito un'ulteriore ristrutturazione. 

Stupisce molto, poi, osservando alcune mappe dei '700 custodite nell'archivio di Vicenza, la presenza di quattro chiesette. Verso nord, vicino alla colombara di Donadello, si trovava quella dedicata a Santa Eurosia, martire per opera dei Turchi, particolarmente venerata dai Longobardi nella prima metà del secolo VIII. Ora non rimane nulla di questa chiesa se non il fossato che scorre vicino e conserva il nome Fossa Rosa. 

Di fronte alla colombara recentemente è avvenuto un importante ritrovamento archeologico: in mezzo ai campi è stato trovato materiale di origine romana, in particolare un gladio forse appartenuto ad un soldato accampato proprio alle pendici del monte. 

Un'altra chiesetta, dedicata ai Santi Leonzio e Carpofaro, protomartiri romani compatroni della Cattedrale di Vicenza, è stata abbattuta nel secolo scorso. C'era poi una chiesa dedicata a Santa Maria Vergine ed una a Santa Colombara, vergine martire anch'essa cara ai Longobardi e alla cultura benedettina. Ben quattro antiche costruzioni religiose, dunque, in uno spazio così limitato. Grazie a testimonianze di uno studioso del territorio vicentino, il Maccà, siamo venuti a conoscenza che in alcune di queste chiese, pur mal ridotte, nel secolo scorso si celebravano i sacramenti. Erano quindi, in pratica, le uniche chiese della zona. 

Sempre in quelle mappe abbiamo riscontrato la presenza di un piccolo palazzo situato accanto ad una torre, proprietà dei conti Traverso. Dentro al borgo di Monticello possiamo invece osservare il portale con particolari architettonici del cinquecento, soprattutto sugli elementi a cornice (bugne) che servono ad ornare i palazzi. Vicino al portale sorgeva una fontana che ora è stata totalmente coperta, forse perché l'uomo non desidera ricordare il passato. La borgata aveva anche un'osteria con alloggio, in un antico edificio che conserva a tutt'oggi il suo fascino.

LA VEGETAZIONE

Il Monticello di Barbarano si presenta come un'oasi floristica assai interessante. Sul piccolo colle che si eleva isolato nella stretta striscia di pianura tra i monti Euganei e Berici si sono formate associazioni vegetali diversificate, composte da specie provenienti da ambienti diversi, così che ne risulta una flora varia ed eterogenea. A Monticello si possono individuare zone con associazioni diverse, ma strettamente interagenti e perciò prive di una fisionomia propria. Numerose entità floristiche rispecchiano l'attività agricola della piana circostante, rappresentata sul colle da vigneti e prati sfalciati. Si tratta di specie che prediligono suoli concimati e che troviamo tipicamente in stazioni antropizzate ad accompagnare i coltivi. Ma è stato trovato anche un nutrito gruppo di specie tipiche degli incolti, di suoli degradati, poveri, e, nel caso specifico, anche aridi. Alcuni gruppi si trovano comunemente anche nella pianura circostante.

La formazione forse più interessante è localizzata sul versante più ripido del colle, meno influenzato dall'azione dell'uomo: si tratta di una fascia discontinua ad arbusti. Tale arbusteto rappresenta un tentativo di ricolonizzazione del territorio, primo passo verso il ripristino di un manto forestale costituito da specie autoctone. La composizione specifica è disturbata dalla presenza dell'ailanto (Ailanthus altiSsima), albero infestante originario della Cina, estraneo al nostro paesaggio.   

Sempre in questa zona vi sono specie erbacee poco comuni, interessanti anche quali componenti di associazioni termofile, e come tali legate alle vicissitudini climatiche della zona: possono essere considerati relitti di un tempo in cui il clima era più caldo. 

Sono state individuate anche due specie di orchidee distribuite in piccoli gruppi, com'è tipico di questa famiglia: Orchis morioo giglio caprino e Ophrys sphaecodes o orchidea bruno verde. Le orchidee non sono più fiori molto comuni e sono tra le prime specie a scomparire quando l'ambiente viene modificato. Considerata la particolarità della flora è auspicabile la tutela e la conservazione del Monticello, per impedirne l'ulteriore degrado se non addirittura la scomparsa. Un passo importante in questa direzione potrebbe essere il divieto di transito sul colle a motocicli e auto, che causano costipamento del suolo e danni diretti al cotico erboso.

GEOLOGIA

Monticello è costituito in gran parte da roccia calcarea chiamata anche scaglia rossa. La scaglia rossa è di colore roseo o biancastro fittamente stratificata in spessori da pochi centimetri ad una decina. Nella parete della ex cava posta sull'estremo versante meridionale compare un filone di roccia basaltica verticale dello spessore di 2 m insinuatasi nei calcari durante il terziario. Questa parte è fratturata. I depositi alluvionali sono costituiti in prevalenza da terre fini, limo-argillose, appartenenti ai depositi quaternari del Brenta-Bacchiglione che hanno dato origine alla pianura alluvionale che delimita il rilievo collinare. Localmente possono essere intercalati livelli sabbiosi e torbosi.  

LE OASI XEROTERMICHE

Grazie al!e ricerche compiute nell'arco prealpino sono state individuate una decina di cosiddette oasi xerotermiche, ossia zone dotate di fauna di Invertebrati caratteristica di clima più caldi. L'areale di distribuzione di queste specie comprende le regioni meridionali e si interrompe nella pianura padana per riemergere con poche isolate stazioni a ridosso delle Alpi. L'origine di questa particolare distribuzione non è ancora chiara: si ipotizza che, in epoche remote, tali specie occupassero un' area più vasta per poi ridursi a poche isole per il raffreddamento del clima.

Due di queste isole faunistiche sono state individuate nella nostra provincia: una nella base del versante meridionale del Monte Summano, l'altra nella fascia meridionale dei Colii Berici, tra gli Euganei e Lonigo. E' stato riscontrato che il fenomeno di mediterraneismo si attenua a partire dai colli Euganei verso ovest: risulta pertanto evidente che la maggior concentrazione di specie termofile (cioè tipica delle zone calde) esiste sul Monticello di Barbarano e sul colle di Albettone, Negli articoli di silvano Bondi che riassumono i risultati delle ricerche, pubblicati tra il 1959 e il 1969, sono elencate ben 20 specie appartenenti a vari gruppi di invertebrati raccolte sul Monticello. Di queste, alcune sono state raccolte solo sulla collina in questione, tra tutte le oasi xerotermiche prealpine. 

Conclusioni: il Monticello rimane, per alcune delle citate specie di invertebrati, l'ultimo rifugio presente nella nostra zona.

RIASSUMENDO

Il Monticello di Ponte di Barbarano è un tipico colle costituito essenzialmente da rocce di origine sedimentaria marina, anche se non mancano affioramenti di rocce eruttive. Sono presenti specie vegetali molto diversificate. Vede una vegetazione composta da macchie arbustive, prati incolti, elementi legati all'attività dell'uomo.

  Vi possiamo trovare le orchidee, rappresentate dal Giglio caprino e dal Fior ragno; il cardo rosso, il gladiolo delle messi, il geranio dei Berici, l'asparago dei Berici, il ciliegio canino, l'albero di Giuda, la sanguinella, il biancospino, la rosa di macchia, l'esotico Ailanto e altre componenti flogistiche.

Alla base del rilievo sgorgavano sorgenti termominerali, ora però quasi totalmente estinte.

La località di Monticello rappresenta sicuramente uno dei più antichi nuclei abitati del Comune di Barbarano Vicentino, come testimoniano documenti storici in cui vi si parla di alcuni edifici, tra cui un oratorio e una chiesa (oggi completamente distrutti). Vi sorgevano, infatti, la Chiesa dedicata ai Santi Leonzio e Carpoforo e quella, ancor più antica sulla sommità della collina, dedicata alla Santa Vergine Annunziata. Attualmente, giungendo in borgata Monticello, vi si possono vedere Villa Ghiotto e Villa Pedrina.


CHIESETTA DEL REDENTORE

LA TESTA DI SAN VALENTINO

Etimologicamente Valentino significa “gagliardo, vigoroso, adatto al matrimonio”. Attorno al Santo scarse sono le notizie certe e molte le leggende. Fu vescovo di Terni e venne arrestato a Roma per ordine del prefetto Placido perché si rifiutava di sacrificare agli dei. Interrogato dall’imperatore Claudio II venne poi decapitato nel 270 A.D.

Una tradizione anglosassone medioevale (Inghilterra e Francia) riteneva che nel giorno 14 febbraio gli uccellini, avvertendo i primi tepori primaverili, cominciassero a nidificare. Era quindi il Santo che preannunciava la primavera imminente , tant’è che è stato rappresentato talvolta con il sole in mano. Segnava quindi l’annuale risveglio della vita e dell’amore. San Valentino divenne perciò il patrono degli “amorosi”, dei fidanzati e anche degli apicoltori. 

Sotto l’altare della chiesetta dedicata al Redentore di villa Rigon-Pedrina a Ponte di Barbarano vi sono alcune spoglie mortali di un Santo. L’iscrizione sull’altare non lascia dubbi in quanto parla del “corpo di San Valentino”. Nella relazione del vescovo Rubini del 1685 vi si legge che sotto la pala dell’altare era collocato il corpo di San Valentino martire, per il quale il vescovo ordinò che fosse data una nuova approvazione e legalizzazione. Nel 1893 il vescovado di Vicenza scriveva: “sopra la mensa dell’altare esiste un corpo di martire ritenuto San Valentino. Si vedono il cranio e alcune ossa chiuse in un telo di lino. Da tempo immemorabile è in venerazione …”. La ricognizione fatta il 16 settembre 1915 con il vescovo Rodolfi in persona, relaziona scrivendo che accanto alle ossa “si trovò un lembo di carta con scritto Corpus Sancti Valentini mar”.

Tuttavia tutti hanno sentito dire che la testa di San Valentino si conserva a Vienna. Era il 1625 e l’arciduca Leopoldo d’Austria andò in visita a Terni per ringraziare il Santo di una grazia ricevuta. Ma l’arciduca stesso disse che la testa era già conservata a Vienna fin dal 1300. Tuttavia di tutto questo non vi è documento che lo provi se non la parola dell’arciduca.

Le ipotesi, pertanto, rimangono aperte.

Forse la testa di San Valentino è arrivata in Veneto grazie ai benedettini, gli antichi custodi della basilica di Terni. Attorno all’anno mille lasciarono Terni diretti verso il nord Europa. E’ probabile che siano passati per il Veneto portando con sé alcune parti del corpo del Santo, da utilizzare anche come “valore commerciale”.

Non si può escludere che la testa di San Valentino sia passata dai benedettini alla Repubblica Veneta, un’autorità importantissima all’epoca, tanto quanto l’arciduca d’Austria. Da qui forse è finita a Ponte di Barbarano grazie alla famiglia veneziana Molin, succeduti ai Traverso nella proprietà dell’attuale villa (furono liquidati per alcuni lavori con denaro e reliquie?). 

Forse, invece, si tratta di due Santi Valentino, uno veneto e uno ternano? Il dubbio motivato rimane!

E’ possibile vedere le spoglie mortali del Santo il 14 febbraio, in occasione della messa che viene celebrata nella chiesetta del Redentore, e il lunedì del Redentore (luglio). 

In Veneto non mancano i proverbi che si rifanno al Santo: “Per S. Valentin la lodola fa el nidin” (per S. Valentino l’allodola comincia a nidificare); “S. Valentin smorza el camin” (a S. Valentino il fuoco del camino non è più necessario); “a S. Valentin fiorisse ‘l spin e la passera se fa ‘l gnarin” (a S. Valentino fiorisce il biancospino e il passero si costruisce il nido); “el male de S. Valentin”, cioè “el mal caduto” (il male del Santo, cioè l’epilessia).


Qui sotto alcune foto del concorso di poesia "San Valentino Virtuale" svoltosi negli anni dal 2002 al 2007

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